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[Ricerca] Obesità materna e complicanze

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La Fondazione Medicina a Misura di Donna ha avviato una raccolta fondi (obiettivo 30mila euro) per finanziare...

una ricerca dell’Università di Torino sull’obesità materna, causa di rischi e patologie gravi per la mamma e per il bambino. L’obiettivo del lavoro è aumentare la capacità di risposta scientifica al fenomeno e contrastarlo nella prevenzione anche con l’ausilio di medici.
L’allarmante aumento della prevalenza dell’obesità verificatosi nell’ultimo decennio ha indotto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e la Conferenza dei Ministeri della Salute Europei a considerare l’obesità stessa tra i più gravi problemi di salute globali del 21° secolo. Un recente rapporto dell’ISTAT riferisce che in Italia la prevalenza di obesità è del 9.8%, ed è maggiore nel sesso femminile. In età riproduttiva (25-44 anni) più del 15% delle donne sono obese, e questa percentuale è destinata a crescere nel tempo dal momento che l’obesità infantile è in costante aumento. La prevalenza media di obesità in gravidanza in Italia è del 16%.

L’obesità è da considerare una patologia cronica grave, associata a complicanze metaboliche e vascolari, quali il diabete di 2° tipo, la steatosi epatica, il tromboembolismo venoso, le malattie cardiovascolari, la malattia coronarica, l’aterosclerosi e l’ipertensione. Per quanto riguarda la sfera riproduttiva femminile, l’obesità può essere causa di infertilità e di abortività ricorrente, e in gravidanza è uno dei principali fattori di rischio di diabete gestazionale, ipertensione gestazionale, preeclampsia e trombosi venosa profonda. Inoltre le gravide obese sono ad alto rischio di anomalie del parto e di infezioni post-partum. Sebbene non sia stato ancora chiaramente dimostrato, è possibile che alterazioni di fattori di controllo del metabolismo glicolipidico, strettamente correlati con la funzione vascolare, possono essere responsabili di complicanze metaboliche/vascolari materne e perinatali nelle gravide obese.
L’obesità materna ha anche un impatto negativo sulla salute e sullo sviluppo della prole. Le complicanze neonatali a più breve termine sono le malformazioni congenite (specie a carico del sistema nervoso e del cuore), il parto pretermine, la macrosomia fetale, la morte endouterina del feto, l’insufficienza respiratoria e i disturbi metabolici del neonato. Ma soprattutto, l’obesità materna ha una pesante ricaduta negativa sul benessere a lungo termine della prole: è più probabile che i figli di madre obesa siano obesi a loro volta. Ciò è largamente determinato dalla condivisione di comportamenti alimentari scorretti, ma non si può escludere un ruolo in tal senso dell’ambiente intrauterino (“imprinting fetale”). Studi sulla crescita fetale e sulla massa di tessuto adiposo infantile suggeriscono che il rischio di sviluppare obesità in età giovanile è almeno in parte condizionato dall’ambiente intrauterino durante lo sviluppo fetale. Ad esempio, i neonati da madre obese hanno un rapporto massa grassa/massa magra significativamente più elevato rispetto ai neonati da madre normopeso. Un dato particolarmente interessante è che anche la composizione del latte di puerpere obese potrebbe avere un ruolo nell’obesità infantile (“imprinting neonatale”). Non è tuttora noto quali siano i fattori responsabili dell’imprinting fetale e neonatale, sebbene si ritenga che siano coinvolte in tal senso le alterazioni vascolari e metaboliche, soprattutto del metabolismo glicolipidico, caratteristiche della madre obesa.
Per saperne di più sugli obiettivi, i soggetti, la metodologia e i risultati attesi leggi l’allegato.

Tags: Ricerca

 

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